La psicologia dei colori

La psicologia
dei colori

Di CECILIA FERRI, ART DIRECTOR
Novembre 2020

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La psicologia
dei colori


di Cecilia Ferri
Art Director, Novembre 2020

Quali emozioni trasmettono i colori e come gestirli strategicamente nelle attività di branding aziendale.

La realtà è colorata.
Per giungere a questa banale affermazione è stato necessario compiere un complesso percorso conoscitivo e un lungo cammino evolutivo. I colori, difatti, possiedono una singolare affinità con la vita emotiva e la capacità di differenziare i colori non è frutto solo di sensibilità percettiva e di abilità intellettiva, ma anche di differenziazione emotiva. La primitiva distinzione tra chiarore-biancore e oscurità-nerezza si è via via arricchita di gradazioni che sono coloristiche ed emotive al tempo stesso, poiché il nero è tonalità cromatica, ma anche coloritura dell’umore e una persona può arrossire di vergogna o sbiancare di paura quanto un tessuto può tingersi di rosso o di bianco. Con le loro innumerevoli sfumature i colori costituiscono la più efficace rappresentazione della variegata coloritura emotiva. Per questa ragione l’insieme dei colori fondamentali (immaginati a volte in numero di tre e altre volte in numero di quattro o di sette) è stato spesso assunto a rappresentazione della totalità: l’universo dei colori è immagine dell’universo interno ed esterno. Grazie alla risonanza emozionale con cui entrano in sintonia, i colori sono emblematici di oggetti e situazioni dalle caratteristiche inequivocabili, come un allarme rosso o un buco nero, una visione del mondo rosea o un’anima candida. Il carattere emblematico dei colori alimenta usi convenzionali, come il verde per segnalare il libero accesso, e costumi locali, come il bianco nuziale di molte culture.

“Nella società delle immagini il colore informa, come nelle mappe.
Seduce, come in pubblicità.Narra, come al cinema.
Gerarchizza, come nelle previsioni del tempo.
Organizza, come nell’infografica.
Valorizza, come nei cosmetici.
Distingue, come negli alimenti.
Oppone, come nella segnaletica stradale.
Si mostra, come nei campionari.
Nasconde, come nelle tute mimetiche.
Si ammira, come nelle opere d’arte.
Infine, nell’esperienza di ciascuno, piace.”

Tutto questo accade grazie a qualche tecnologia. In primis quella dei mass media, che comunicano e amplificano le abitudini cromatiche. Il pubblico osserva, sceglie, impara; finché queste consuetudini non standardizzano la percezione e il colore comincia a parlare da solo, al punto da sembrare un fatto naturale. Ciò che di straordinario è accaduto nel mondo moderno è che la tecnologia e il mercato hanno cambiato il modo in cui guardiamo le cose, abituandoci a nuove percezioni.
Nel marketing la stimolazione visiva è di fondamentale importanza in quanto il nuovo consumatore è sempre più orientato alla piacevolezza estetica nelle sue decisioni di acquisto. Egli, infatti, desidera accomunare alla funzionalità del prodotto che acquista la sua gradevolezza in termini di design, packaging, stile e colore.
Se il colore è giusto, attira il target giusto e fa la differenza in tutto, nella stampa come nel web.

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